Alla fine ho ceduto, l'ho fatto anche io. Ho inserito nel profilo LinkedIn, sparse quà e là nel Riassunto e nelle Competenze, con l'apparente logicità che accompagna la descrizione del proprio ruolo, una manciata di quella parolina dal significato magico ed ancestrale, una sorta di "apriti sesamo" del mondo lavorativo senza la quale il curriculum di un professionista del marketing vale meno di quello di un idraulico che si candida per una posizione di chirurgo plastico.
DIGITAL, è come gli spinaci per Bracciodiferro, la spada laser per Luke Skywalker, il botulino per Nicole Kidman: se non ce l'hai, non vai da nessuna parte.
Per carità, non discuto. Fare marketing oggi è imprescindibile dall'uso della rete e dei suoi canali, ma pensare di cambiare ritmo ad una situazione di branding un pò stitica partendo dal contenitore, ma senza avere idea del contenuto, mi pare un pò azzardato e dal risultato parecchio incerto, anche se a dare le direttive fosse Steve Jobs dall'aldilà.
Ecco, io mi sforzo di seguire il manuale dell'outplacement di successo fornitomi dal mio gentile personal counselor, su come affrontare con la giusta assertività un colloquio di lavoro per non mandarlo subito in malora, anche solo con il movimento incontrollabile del sopracciglio che si alza di tre quarti e al posto tuo recita un "ma sei veramente un somaro!" al possibile nuovo datore di lavoro, ma è difficile quando il tenore delle conversazioni è più o meno questo:
- la figura che stiamo cercando si occuperà di innovare digitalmente il marketing aziendale
- molto interessante! Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere?
- fare marketing digital
- sì certo, ma pensate che il digitale possa aiutarvi in quale direzione?
- è tutto da costruire, dobbiamo essere innovativi...
- forse non ho capito bene, mi scusi. Immagino vorrete raggiungere nuovi prospects e guadagnare visibilità sulla concorrenza...
- siamo leader di settore, non abbiamo concorrenti
- un riposizionamento del brand?
- mah, forse...ma lei il digital lo conosce?
- conosco le potenzialità del mezzo e saprei come sfruttarle, in base agli obiettivi dell'azienda
- sì, ma quanto lo usa?
- diciamo circa 2 etti ogni chilo di attività. Può andare bene?
L'ultima battuta non è vera, non ho risposto così, però deve averlo fatto il mio sopracciglio, perchè al posto mio hanno preso un planner proveniente da un'agenzia web.
Mi chiamo Jo 2.0 e discendo psicologicamente dalla famiglia March. Con l'intervento incidentale di Laurie ho partorito Meg ed Amy (Beth l'ho saltata), sto cercando di liberarmi dal morbo del marketing e vivo facendo progetti su cosa farò da grande.
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giovedì 16 aprile 2015
venerdì 26 settembre 2014
L'ultimo giorno della prima parte della mia vita
Stamattina mentre facevo colazione ho pensato "oggi sarà l'ultimo giorno in cui, andando in
ufficio, farò tutta una serie di cose che fanno parte della mia vita quotidiana
praticamente da sempre".
Assurdamente (o forse sensatamente?) l'elenco che mi sono
fatta non comprende quasi nulla che abbia a che fare con attività da supermanager di alto profilo e questo mi ha riempito il cuore di una ventata di aria fresca. Nell'ordine ecco quello che ho pensato:
Non litigherò più con il telecomando che apre la sbarra in
uscita anzichè quella in ingresso
Non smoccolerò perchè l'ascensore è al -1 in salita e devo
aspettare che arrivi al sesto e ritorni, fermandosi una media di 5 min a piano
Non accenderò più il PC e non andrò in bagno a lavare gli
occhiali perchè, per uno strana congettura astrale, mi accorgo che sono lerci
appena varco la soglia dell'ufficio
Non sentirò più sbraitare il mio nome alle spalle mentre al
telefono sto dicendo che non ci sono
Non dovrò più cercare di star seria tutte le volte che una
riunione inizia con un "Siccome che..."
Non mi lamenterò più perchè andare in bagno a lavarsi i
denti dopo pranzo quasi sempre è più impegnativo di una prova per diventare
Navy Seal, ma senza il supporto della maschera antigas
Non aprirò più di nascosto la finestra con la maniglia
sottratta impropriamente alla manutenzione con il rischio di provocare la bora
sull'intero piano
Non dovrò nemmeno più cercare di controllare i muscoli
facciali perchè non assumano un'espressione da "penso che tua sia un
cretino" durante i marketing meeting
Non lascerò mai più a piedi un presidente 2 volte di seguito in meno di tre mesi
Non penserò più di rischiare la galera per aver sottostimato
il potere dei freedrink come call-to-action sul pubblico atteso per un evento
Probabilmente non dormirò nemmeno più in camera tripla pur avendo abbondantemente superato l'età del college
Sicuramente non lo farò più trasportando il letto da una
camera all'altra, in pigiama e ciabatte,
insieme ad un facchino cingalese in piena notte
Mi sarebbe piaciuto scrivere che stanotte non ho
chiuso occhio pensando a tutto questo, ma non è così, perchè ho dormito
benissimo e meglio degli altri giorni.
Sarebbe poetico pensare che mi sento triste all'idea di lasciare, ma
nemmeno questo è vero, perchè non mi sento triste affatto.
Mi mancheranno tutte le piccole stupide quotidianità di questa lunga relazione, che ricordo di più e meglio dei progetti più importanti che ho fatto, ma questo non mi provoca tristezza perchè fanno parte del mio passato e
del mio vissuto e stanno lì, insieme al ricordo del primo bacio, delle carote
estratte dalla terra insieme a mio zio, del primo giorno di scuola, del momento
in cui ho visto le mie figlie per la prima volta o ho parlato con mio padre per
l'ultima...
Mia nonna mi diceva che quando si chiude la porta bisognerebbe
farlo dandogli le spalle e non guardandola, perchè quel che c'è dietro già lo
sai e devi guardare a quello che ancora non conosci.
Non so se sia vero per
tutti, so per certo che è vero per me.
martedì 16 settembre 2014
Non sei (il) solo Luca
Caro Luca, come stai?
Ho saputo del tuo licenziamento e ti scrivo dalle pagine del
mio blog per esprimerti la mia solidarietà e tutto il
mio conforto (tranquillo, non se lo legge proprio nessuno).
So cosa stai provando adesso, perché anche io condivido la tua
situazione (certo, con qualche differenza sul bonus di uscita, ma non stiamo a
guardare il pelo nell’uovo...), ma non ti devi abbattere e devi cercare di vivere
questo momento come un’opportunità, come sto facendo io, magari prendendoti una pausa di riflessione.
Per quanto mi riguarda ho dato una frenata così forte a
luglio, che adesso non riesco a ripartire. Mi sento come un TIR a pieno carico
che prova a sgommare per partire a 100 all’ora, con l’unico risultato di
lasciare i copertoni sull’asfalto per muovermi non più di qualche metro. Metaforicamente parlando, sto in una specie
di limbo dai rumori attutiti, confusa da una miriade di forme e colori dalle
sfumature più svariate, con l’atteggiamento da rilassata osservatrice sotto
l’effetto di stupefacenti non ben identificati.
Capita anche a te o vedi sempre tutto solo rosso?
La cosa strana è che la fine di una relazione di
lunga durata, seppure di natura
professionale, dovrebbe portare a un minimo di scompenso, senso di ansia da
incertezze future e via dicendo, ma io non avverto nulla di simile e comincio a chiedermi se sia normale che – dopo aver vissuto gli ultimi 10 anni
a 300 all’ora in corsia di sorpasso, con i livelli di adrenalina costantemente
sopra il limite e la sensazione di affogare come la quotidiana normalità – mi
possa essere così facilmente disintossicata dalla sindrome da Dea Khali che mi
ha contraddistinta dentro e fuori dall’ufficio.
Che effetto fa a te che la
velocità era il tuo business e adesso ti devi accontentare del rumore del
traffico della tangenziale (o forse no, non penso che guidiamo la stessa auto...)?
Non so te, ma io sono in stato confusionale perché non mi
riconosco più. Presa la decisione di concedermi un intero mese di vacanza (cosa che
non accadeva dalla maternità di Amy 2.0) un po’ per senso di ripicca, lo
ammetto (del genere “arrangiatevi un po’ adesso!”), sprofondata in un format
vacanziero dove il planning massimo era pensare a cosa infilare nella borsa di
paglia e controllare se nel frigo c’era ancora latte per la colazione, devo
aver subito una specie di mutazione genetica
che è ancora adesso in atto. Non più bruco, ma nemmeno farfalla, me ne
sto bella tranquilla nel mio bozzolo ad osservare quello che fino a poco prima costituiva
il mio mondo esterno e tutto ciò che pensavo come irrinunciabile, con la
distaccata superiorità di chi sa ormai di non appartenervi più e sta già
guardando ad altri orizzonti (sono sincera, non che si veda granchè sinora, ma almeno per ora va bene così).
Tu
hai già iniziato a guardarti in giro o stai ancora pensando a come investire la
liquidazione?
Io, rientrata alla scrivania per le ultime settimane nel mio
ruolo da castellana della comunicazione di un regno decaduto, faccio fatica a
ri-ribaltare (no, non è un errore di battitura, intendo proprio ribaltare il
ribaltato) la scala delle priorità della mia giornata, così mi ritrovo ad esempio in un marketing meeting a pensare se per cena siano meglio i calamari con la verdura
saltata nel wok (..azz.., mi manca il porro!) o gli spaghetti gamberi e
zucchine. E credimi, non è un dilemma da poco, anzi merita più
attenzione dei dati di mercato che
dovrei tenere in debita considerazione per lo sviluppo del nuovo piano
promozionale, ma i cui risultati – per inciso – non sarò nemmeno più qui a
valutare e che quindi mi interessano tanto quanto sapere chi sia la neoeletta Miss
Italia.
Lo so cosa pensi e hai ragione, mi spiace che tu non abbia
la minima idea di come si cucini un porro e non ti puoi neppure distrarre con
questo pensiero, ma magari puoi pensare a quale cravatta di Marinella ancora ti
manca nella cabina armadio, così tanto per passare il tempo e prenderti una
pausa di riflessione.
Tanto lo sappiamo che così non può durare e che fra un po’ sentiremo
nuovamente il richiamo del capitalismo e di tutte le sue regole, ma per quanto
mi riguarda la terapia estiva ha fatto davvero effetto e la cura disintossicante
dovrebbe garantirmi copertura per almeno un altro paio di mesi, nei quali mi
potrò dedicare ad attività più serie, come andare al mercato a contrattare il
prezzo dei carciofi o discutere con le altre mamme al corso di ginnastica
artistica, del fatto che sia meglio il body con le stelle in rilievo perché in
foto rende di più.
Magari tu puoi distrarti con la beneficenza, nel caso ti
avanzi qualche spicciolo dal bonus (scusa se batto ancora su questo chiodo, ma
che vuoi, ne hanno talmente parlato tutti, male-male non ti è andata,
no?): ti sistema subito la coscienza nel caso tu abbia qualche carognata da farti perdonare e fa sempre tanto
filantropo illuminato alla Bill Gates…
Fatti coraggio e cerca di stare su, vedrai che qualcosa
salta fuori: non avremo più l’età per fare stage ma, come si dice, l’esperienza
è ancora un bel valore da portare in azienda e, se sei stato furbo, avrai ben carpito ai meccanici qualche segreto durante i pit-stop e i cambio gomme. Non storcere il naso, chè meccanici ed idraulici sono più ricercati di un cardiochirurgo (te lo dice una che sta con il rubinetto che perde da un anno).
Se poi dovesse mettersi proprio male, puoi sempre pensare di investire un’altra piccola quota della tua buonuscita (sono petulante dici?) per comprare il campo di porri che sta dietro casa mia, così tu potrai tornare a fare l’AD di un’azienda agricola (magari la chiamiamoa Bio start-up, così è già pronta per essere quotata in borsa) e io – se proprio non ti serve una responsabile del marketing communication – posso sempre venire a casa tua per cucinarti un tortino di porri.
Con tanta stima e rispetto, la tua affezionata Jo.
giovedì 12 giugno 2014
Morire (adesso) conviene
Si fa un bel dire che la pubblicità dinamica non funziona più.
Stamattina ho rischiato di stamparmi in tangenziale, ho sfiorato il guard-rail
per un soffio e rischiato di carambolare sull’AUDI che procedeva alla mia
sinistra in corsia di sorpasso, a causa del messaggio pubblicitario visto sul
furgone di un’agenzia di pompe funebri. Ero così rapita dal contenuto che ho
realizzato troppo tardi che sarebbe stato utile – quanto meno ai fini
documentaristici – scattare una foto al volo (lo so benissimo che non si
dovrebbe…) per poter fare un’analisi a posteriori della strategia comunicativa,
che a mio parere parte da un concetto fondamentale: morire non è più un lusso
per pochi, adesso tutti possiamo permetterci
di farlo perché è arrivato “L’Outlet del Funerale”.
La scelta del naming non è casuale, perché riassume come da
manuale la “mission” aziendale: un brand che ti consente di seppellire i tuoi
cari (si chiameranno così perchè costano?) a prezzi d’occasione e senza
sorprese che possono farti sforare il budget. Sì, perché se di questi tempi il
nonno ultranovantenne che faticava a campare con la pensione di 500 euro al
mese decide di passare a miglior vita, accompagnarlo nell’ultimo viaggio può
costare una cifra che l’italiano medio, ora come ora, fatica a mettere insieme
con lo stipendio di 3 mesi.
Ed ecco quindi l’intuizione di business: il
funerale low cost a pacchetto, da scegliere in base alle proprie esigenze come l’abbonamento
della palestra - basic, medium o premium – come strillato a lettere cubitali
dalle fiancate del furgone che ha rischiato di farmi quasi ammazzare.
Ci tengo a precisare una cosa: non mi interessa farne un discorso etico o morale - anche perché
di argomenti da commentare in tal senso ne avrei ben altri - ma questa realtà ha scatenato in me tutta una serie di elucubrazioni e proiezioni di quello che potrebbe potenzialmente svilupparsi su questa scia, in
tempi di ricerca forsennata di contesti produttivi o ancora in crescita, che potrebbero dare nuova linfa a un mercato del lavoro in stagnazione, magari aiutati da incentivi statali posti in essere dal governo di turno. Le possibilità sono davvero infinite, io ne ho immaginate alcune.
Il nascere di nuove catene di discount? Franchising organizzati che si
spartiscono il territorio in base alla percentuale di ottuagenari prossimi all’estremo
saluto, piuttosto che aree inquinate dove la permanenza media in questo mondo è
limitata?
E come gestiremo l’offerta commerciale per far fronte alla libera concorrenza? Operazioni Sottocosto
(offerta limitata per i primi 100
defunti)? Rottamazione (portaci una
vecchia lapide, te la valutiamo 100 Euro!)? 3x2 (sotterra madre e padre, se ti muore uno zio il suo funerale è gratis)?
Perché una cosa è certa, questo è un mercato che non si
esaurisce, la domanda rimarrà costante e si tratterà soltanto di trovare nuove
formule per affermarsi e battere la concorrenza, guadagnando quote che
consentano di supplire alla riduzione della marginalità, come ci insegna il
capitalismo globale.
Un solo dubbio mi rimane, legato all’idea fissa che mi
tormenta da un po’ di tempo a questa parte, cioè che il nuovo concetto di sharing
economy soppianterà in tempi nemmeno troppo lunghi l’attuale modello economico. Quando questo avverrà, l’Outlet
del Funerale sarà abbastanza smart da cogliere l’opportunità e proporre il
funerale di gruppo, con l'acquisto dei loculi in multiproprietà?
Ripensandoci questa idea me la tengo per me , potrei averne
bisogno in futuro per sviluppare una promozione vincente da iscrivere al Grand Prix della
Pubblicità.
mercoledì 4 giugno 2014
A lezione di marketing dal mio panettiere
Sabato mattina Romano, il mio panettiere, aveva un cartello
appeso in vetrina:
“1 lit di latte in omaggio con l’acquisto di 1 Kg di pane
speciale”.
Stamattina ho aperto gli occhi e questo è stato il primo
pensiero che mi è passato per la testa. Sarà che ero più dolorante del solito,
con questa maledetta cervicale che mi perseguita e la consapevolezza che l’appuntamento
dall’osteopata ancora una volta è stato rimandato perché c’è sempre qualcosa di
più urgente che si sovrappone (la festa di fine anno della scuola, una riunione
improvvisa, la convocazione di un’assemblea straordinaria per le scuole medie
del prossimo anno…). Comunque, mi sono svegliata e – con il pensiero del
cartello di Romano in testa - ho sorriso subito dopo aver aperto gli occhi,
mentre una piacevole sensazione positiva si allargava fino a solleticarmi le
dita dei piedi. Non c’era nulla di diverso dagli altri giorni, ma la luce che
filtrava dalle imposte, le voci che arrivavano dalla cucina insieme all’odore
del caffè, il gatto che miagolava davanti alla porta della camera da letto perché
voleva entrare, mi hanno fatto pensare qualcosa che dovrei pensare più spesso,
cioè che ho tutto quello di cui ho bisogno e che mi complico la vita alla
ricerca di formule che mi possano garantire felicità. E’ tutto lì, nel cartello
della promozione di Romano.
Mi sono svegliata filosofa-tantrica? Non credo proprio
vedendo quanto ancora riesco ad incazzarmi per un nonnulla, ma mi rendo conto di
come tutto quello che fino a ieri aveva costituito la mia vita professionale (e
quindi di riflesso quella privata) fissando punti di riferimento, convinzioni e
certezze, si stia sgretolando ogni giorno di più, lasciando entrare la luce
della consapevolezza che questo non sia per niente un momento negativo, ma il
principio di una nuova e migliore fase della mia vita. E magari una vita
lavorativa, per intenderci, dove non sprechi un terzo delle tue giornate giustificando
e dando un senso ad attività promozionali che tu non avresti mai deciso, che di
senso non ne hanno e che – soprattutto – sai già che falliranno e quindi il tuo
compito diventa quello di metterci più
di una pezza, tamponando le falle dove si aprono, confrontandoti con cervelli
che, a livello di sviluppo, non sono un dito oltre lo stadio embrionale e che,
proprio per questa ragione, occupano ruoli strategici da cosiddetti “decision
maker” dall’apparente importante incarico di #creare burocrazia laddove non serve e #complicare processi di una semplicità basilare.
Perché, diciamocelo pure, la più grande invenzione di
marketing è il marketing stesso, che ci ha fatto credere e fa credere ancora
che per vendere un prodotto serva la conoscenza strategica di elementi di
antropologia, economia internazionale, alta finanza e tecniche di negoziazione,
il tutto condito da un glossario di termini inglesi (possibilmente acronimi) di
cui i più ignorano completamente il significato (io stessa dopo 25 anni ancora
non sono certa di cosa sia davvero un grp)
ed avvalorato da altisonanti titoli accademici presi a suon di migliaia di euro
per ogni anno di iscrizione: conosco giovani colleghi sui quali i genitori hanno
investito cifre che definirei “considerevoli” per farne dei novelli marketing manager, che probabilmente sarebbero
bastate a sfamare i bambini del Burkina Faso fino alla fine del nuovo secolo.
Il che, a mio dire, si sarebbe rivelato un investimento più intelligente ed
oculato, visti i risultati scarsi e la totale incapacità dell’uso puntuale del
congiuntivo da parte di queste creaturine stereotipate.
Stamattina, nella penombra della mia camera, sorridevo
immaginando Romano - 120 Kg d’uomo dal passo lento, che quando non panifica
gira per il paese in cerca di immagini da fermare con la sua Leica appesa al
collo – convocare la sorella ed il congolese che lo aiutano al forno per una riunione
strategica sul business plan del prossimo trimestre e discutere – dati oggettivi
e ricerche di mercato alla mano – le azioni da intraprendere per favorire una
rotazione più rapida delle pagnotte multicereali rispetto al pane comune, i
canali sui quali attivarle, il periodo interessato e l’incidenza del costo
relativo sul marginal profit del totale product mix…
Magari sabato, quando torno a prendere la mia scorta di
michette, provo a chiedergli se ha voglia di condividere quanto ha stimato di ROI (significa Return on Investment, non fate finta di saperlo).
giovedì 17 aprile 2014
AAA, professionista multitasking offresi, astenersi holding
Ed eccomi accontentata: la scorsa settimana l'evento è accaduto, anche se aveva poco di soprannaturale (o magari sì e io non l'ho ancora capito) e fra breve avrò del tempo a disposizione per pensare a cosa fare nella seconda parte della mia vita lavorativa (considerando che fra non molto dovremo lavorare fino a 80 anni, sono circa a metà).
Al momento le idee sono tante e tutte diligentemente confuse, vanno nelle direzioni più spaiate e, potendo, vorrebbero trovare forma anche tutte quante insieme, perché sono una brava e moderna Jo 2.0, direttamente allenata dalla dea Kali.
Per adesso le lascio sfogare, stile "lasciate che le idee vengano a me".
Ma sì, via, allo stato brado, pascolate in libertà per qualche mese brucando felici l'erba fresca della creatività senza freni inibitori, poi vedremo quale di voi sarà stata quella più combattiva e tenace da tenermi testa con coerenza e razionale attecchimento.
Certo è che l'idea di rientrare nuovamente nelle dinamiche di una multinazionale è l'ultima che mi attira, dopo il full immersion di inutilità cui mi sono sottoposta negli ultimi anni, cose che - lo ammetto - sfuggono alla logica della mia mente semplice e priva di adeguati titoli accademici. Dopotutto mi considero sempre ed ancora una mestierante del pensiero creativo, che si limita a trovare il modo di raccontare una storia con le parole più adatte per l'interlocutore che le sta di fronte e faccio fatica a capire come si possa avere "una migliore implementazione della strategia di comunicazione" eliminando chi la dovrebbe implementare.
E quindi che si fa?
Intanto piantarla con questa lagna seriosa che nemmeno Maria De Filippi mi reggerebbe e pensare, come farebbe Jo, che anche i capelli tagliati prima o poi ricresceranno.
lunedì 30 dicembre 2013
So far tutto o forse niente. I propositi del nuovo anno.
Poniamo che la notte dell'ultimo dell'anno un'onda elettromagnetica di una particolare combinazione, tale da spazzare via tutto tranne gli esseri viventi, vegetali ed animali (ipotesi molto improbabile, ma non ci scommetterei la liquidazione che fosse del tutto impossibile), gli equilibri del sistema economico attuale verrebbero del tutto ribaltati: supermanager del marketing strategico, teorici dello sviluppo di nuove tendenze, organizzatori di eventi e tutta una schiera di planner, account, pierre, producer, stylist, trend setter, personal shopper e via dicendo, varrebbero improvvisamente quanto un turnista della Fiat di Termini Imerese, mentre il mio fornaio e il ragazzo che aggiusta le biciclette entrerebbero nella classifica di Forbes, come "stipendi d'oro"..
Per farmi trovare pronta e preparata nel caso stanotte accada l'irreparabile, prima di andare a dormire ritengo utile stilare una classifica di quali potrebbero essere le professioni più ricercate da domani mattina (magari poi modifico anche le skills del mio profilo su LinkedIn e chiedo ai miei contatti di darmi l'endorsment per il taglio e cucito) e vedere - in base a quello che so fare - quanto valgo su questo nuovo mercato:
1. medico (è indubbio che la bronchite continueremo ad averla e agli uomini verrà sempre la prostata, ma al massimo potrei offrirmi come infermiera, nemmeno professionale) Includo in questa categoria senza speranze anche il dentista. 0 punti
2. fornaio (alzi la mano chi pensa di poter fare a meno di uno sfilatino appena sfornato; con un pò di pazienza penso di poter fare grandi cose). 7 punti
3. meccanico (lo avevo messo al quinto posto, ma considerando quante volte si è guastata l'auto usata appena comprata ho pensato che bisognava salire di ranking). Qui vado diritta a 0 punti
4. sarta (e qui tiro fuori il mio corso di taglio e cucito che mi fa guadagnare punti extra! Al massimo le cuciture dei pantaloni saranno un pò storte, ma considerando che le riunioni di marketing saranno state soppresse non dovrebbe essere un gran problema). 8 punti
5. agricoltore (con le piantine aromatiche non me la cavo male, anche se tutti gli anni mi muore la pianta della salvia, ma non si può mica riuscire in tutto, no?). 6 punti
6. parrucchiera (piuttosto ci copriremo con foglie di fico, ma alla tinta non rinuncerà nessuna di noi; potrei iniziare al lavatesta, poi se imparo veloce...). 4 punti
7. idraulico! (già si faceva pregare prima, adesso penserà di essere una specie di rockstar...domani mattina inizio subito a studiare). 0 punti
8. macellaio (neanche ci provo). 0 punti
9. cuoco (non sarò Cracco, ma faccio la mia porca figura). 7 punti
10. disegnatore (metti che proprio per tutti i mestieri sopra non risulto abbastanza qualificata, posso sempre rispolverare le mie doti di visualizer, anche se non potrò più chiamarmi così, sennò i muratori e gli imbianchini mi escluderanno dal loro circolo). 7 punti
Considerando il punteggio totale, speriamo che domani notte non succeda niente.
Per farmi trovare pronta e preparata nel caso stanotte accada l'irreparabile, prima di andare a dormire ritengo utile stilare una classifica di quali potrebbero essere le professioni più ricercate da domani mattina (magari poi modifico anche le skills del mio profilo su LinkedIn e chiedo ai miei contatti di darmi l'endorsment per il taglio e cucito) e vedere - in base a quello che so fare - quanto valgo su questo nuovo mercato:
1. medico (è indubbio che la bronchite continueremo ad averla e agli uomini verrà sempre la prostata, ma al massimo potrei offrirmi come infermiera, nemmeno professionale) Includo in questa categoria senza speranze anche il dentista. 0 punti
2. fornaio (alzi la mano chi pensa di poter fare a meno di uno sfilatino appena sfornato; con un pò di pazienza penso di poter fare grandi cose). 7 punti
3. meccanico (lo avevo messo al quinto posto, ma considerando quante volte si è guastata l'auto usata appena comprata ho pensato che bisognava salire di ranking). Qui vado diritta a 0 punti
4. sarta (e qui tiro fuori il mio corso di taglio e cucito che mi fa guadagnare punti extra! Al massimo le cuciture dei pantaloni saranno un pò storte, ma considerando che le riunioni di marketing saranno state soppresse non dovrebbe essere un gran problema). 8 punti
5. agricoltore (con le piantine aromatiche non me la cavo male, anche se tutti gli anni mi muore la pianta della salvia, ma non si può mica riuscire in tutto, no?). 6 punti
6. parrucchiera (piuttosto ci copriremo con foglie di fico, ma alla tinta non rinuncerà nessuna di noi; potrei iniziare al lavatesta, poi se imparo veloce...). 4 punti
7. idraulico! (già si faceva pregare prima, adesso penserà di essere una specie di rockstar...domani mattina inizio subito a studiare). 0 punti
8. macellaio (neanche ci provo). 0 punti
9. cuoco (non sarò Cracco, ma faccio la mia porca figura). 7 punti
10. disegnatore (metti che proprio per tutti i mestieri sopra non risulto abbastanza qualificata, posso sempre rispolverare le mie doti di visualizer, anche se non potrò più chiamarmi così, sennò i muratori e gli imbianchini mi escluderanno dal loro circolo). 7 punti
Considerando il punteggio totale, speriamo che domani notte non succeda niente.
martedì 3 settembre 2013
Mamma, che lavoro fai?
- mamma, ma tu che lavoro fai esattamente?
- comunicazione
- e cioè?
- devo trovare il modo migliore per raccontare quanto sono buoni i nostri prodotti, così le persone li comprano
- ho capito, tu realizzi le pubblicità che vanno in TV
- no, quelle le fanno in Europa
- allora tu decidi dove farle vedere
- no, quello lo decidono in Europa
- allora tu cosa sei li a fare? Non potresti stare a casa con me? Tanto fanno tutto in Europa...
- beh ma io devo coordinare il modo in cui queste attività vengono fatte in Italia e fare in modo che tutto quello che viene fatto per promuovere i nostri prodotti funzioni come in una grande orchestra
- caspita! e come fate?
- fissiamo riunioni in cui si parla di come organizzarci
- è lì che decidete cosa fare?
- no
- allora cosa fate?
- discutiamo
- di cosa?
- di cosa fare
- ho capito: in riunione si discutete e basta, ma non si decide niente
- (...........)
- e quando avete finito di discutere?
- ci fissiamo un'altra riunione per presentare le nostre idee
- ah ecco, poi decidete lì
- no, poi mandiamo il nostro piano ai colleghi che lavorano in Europa
- perchè?
- per farcelo approvare
- e perchè te lo devono approvare?
- perchè loro decidono cosa si può fare e cosa no
- quindi tu non decidi niente!
- (.............)
- vabbè mamma, ho capito: tu ogni giorno vai in ufficio e fai comunicazione, cioè fai tante riunioni, discuti di cosa fare, ma non decidi mai niente perchè tanto non puoi, poi arriva un Europeo che ti dice cosa devi fare.
Giuro che se rinasco studio da estetista.
- comunicazione
- e cioè?
- devo trovare il modo migliore per raccontare quanto sono buoni i nostri prodotti, così le persone li comprano
- ho capito, tu realizzi le pubblicità che vanno in TV
- no, quelle le fanno in Europa
- allora tu decidi dove farle vedere
- no, quello lo decidono in Europa
- allora tu cosa sei li a fare? Non potresti stare a casa con me? Tanto fanno tutto in Europa...
- beh ma io devo coordinare il modo in cui queste attività vengono fatte in Italia e fare in modo che tutto quello che viene fatto per promuovere i nostri prodotti funzioni come in una grande orchestra
- caspita! e come fate?
- fissiamo riunioni in cui si parla di come organizzarci
- è lì che decidete cosa fare?
- no
- allora cosa fate?
- discutiamo
- di cosa?
- di cosa fare
- ho capito: in riunione si discutete e basta, ma non si decide niente
- (...........)
- e quando avete finito di discutere?
- ci fissiamo un'altra riunione per presentare le nostre idee
- ah ecco, poi decidete lì
- no, poi mandiamo il nostro piano ai colleghi che lavorano in Europa
- perchè?
- per farcelo approvare
- e perchè te lo devono approvare?
- perchè loro decidono cosa si può fare e cosa no
- quindi tu non decidi niente!
- (.............)
- vabbè mamma, ho capito: tu ogni giorno vai in ufficio e fai comunicazione, cioè fai tante riunioni, discuti di cosa fare, ma non decidi mai niente perchè tanto non puoi, poi arriva un Europeo che ti dice cosa devi fare.
Giuro che se rinasco studio da estetista.
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