"Sono troppo arrabbiata mamma, non ci posso credere, non può essere finita!"
Guardo incredula Amy 2.0 - flessuosa ginnasta pre-adolescente, sinora interessata solo dalle evoluzioni di Carlotta Ferlito - accendersi ed accalorarsi per la sconfitta dell'Italia, pettinata dall'Uruguay in una delle partite più brutte di sempre, che di fatto mette fine ad ogni sogno di portarsi a casa una nuova versione della Coppa del Mondo.
Mentre io godevo di una sauna gratuita offerta dalla Stirella in azione su pigna di capi da stirare pari al guardaroba dell'intera delegazione italiana in Brasile, lei seguiva la partita stravaccata sul divano, con una postura scomposta ed un repertorio di vocaboli e gestualità degni del più navigato degli hooligan, tanto che non mi sarei stupita se nell'intervallo si fosse alzata per prendere una birra dal frigo e se la fosse trangugiata in un fiato, con rutto libero a seguire.
"Non si può andare a casa così! Ti rendi conto? Mandati a casa dall'Uruguay"
"Cos'ha l'Uruguay di strano?"
"Non è mica il Brasile"
"Ma nemmeno la squadra dell'oratorio"
"Si vede che non capisci di calcio"
"E tu da quando ne capisci?"
Mi chiedevo dove e quando avesse maturato una tale competenza calcistica ed un tale attaccamento, che fino a quel momento mi erano totalmente sconosciuti. Verosimilmente poche settimane di oratorio feriale l'avevano immersa nell'esperienza del tifo collettivo con relative discussioni pre e post partita di rito e da qui la necessità di disporre di adeguate credenziali d'accesso al gruppo per poterne fare parte e dire la propria. Poi però deve essere scattato qualcosa che ha portato l'esperienza ad un altro livello, il coinvolgimento strumentale è diventato passione e, senza alcuno stimolo da parte nostra, ha generato incredibilmente senso di appartenenza, fierezza ed orgoglio.
Mi stavo quasi commuovendo, ammirando lo spirito patriottico che non avevo mai visto prima in lei, cercavo di sminuire perchè la sua insoddisfazione montava e volevo evitare di che germogliasse in lei un piccolo Biscardi prima ancora di aver raggiunto l'età della ragione.
"Non esagerare ora, ne stai facendo una tragedia, è un gioco e non sarà nemmeno l'ultima occasione che avrai di vederne uno"
"Tu non hai capito. Questa è la prima volta che posso seguire i Mondiali, l'Italia che gioca per vincere contro le altre nazioni, far vedere che siamo i più bravi...anche quattro anni fa c'erano i Mondiali, ma io ero piccola, non potevo parlarne perchè non capivo bene. Questo, mamma, è il mio primo Mondiale consapevole".
Non avevo considerato i Mondiali da un punto di vista formativo patriottico.
Che dire, può più il pallone che la Costituzione...
Mi chiamo Jo 2.0 e discendo psicologicamente dalla famiglia March. Con l'intervento incidentale di Laurie ho partorito Meg ed Amy (Beth l'ho saltata), sto cercando di liberarmi dal morbo del marketing e vivo facendo progetti su cosa farò da grande.
mercoledì 25 giugno 2014
giovedì 12 giugno 2014
Morire (adesso) conviene
Si fa un bel dire che la pubblicità dinamica non funziona più.
Stamattina ho rischiato di stamparmi in tangenziale, ho sfiorato il guard-rail
per un soffio e rischiato di carambolare sull’AUDI che procedeva alla mia
sinistra in corsia di sorpasso, a causa del messaggio pubblicitario visto sul
furgone di un’agenzia di pompe funebri. Ero così rapita dal contenuto che ho
realizzato troppo tardi che sarebbe stato utile – quanto meno ai fini
documentaristici – scattare una foto al volo (lo so benissimo che non si
dovrebbe…) per poter fare un’analisi a posteriori della strategia comunicativa,
che a mio parere parte da un concetto fondamentale: morire non è più un lusso
per pochi, adesso tutti possiamo permetterci
di farlo perché è arrivato “L’Outlet del Funerale”.
La scelta del naming non è casuale, perché riassume come da
manuale la “mission” aziendale: un brand che ti consente di seppellire i tuoi
cari (si chiameranno così perchè costano?) a prezzi d’occasione e senza
sorprese che possono farti sforare il budget. Sì, perché se di questi tempi il
nonno ultranovantenne che faticava a campare con la pensione di 500 euro al
mese decide di passare a miglior vita, accompagnarlo nell’ultimo viaggio può
costare una cifra che l’italiano medio, ora come ora, fatica a mettere insieme
con lo stipendio di 3 mesi.
Ed ecco quindi l’intuizione di business: il
funerale low cost a pacchetto, da scegliere in base alle proprie esigenze come l’abbonamento
della palestra - basic, medium o premium – come strillato a lettere cubitali
dalle fiancate del furgone che ha rischiato di farmi quasi ammazzare.
Ci tengo a precisare una cosa: non mi interessa farne un discorso etico o morale - anche perché
di argomenti da commentare in tal senso ne avrei ben altri - ma questa realtà ha scatenato in me tutta una serie di elucubrazioni e proiezioni di quello che potrebbe potenzialmente svilupparsi su questa scia, in
tempi di ricerca forsennata di contesti produttivi o ancora in crescita, che potrebbero dare nuova linfa a un mercato del lavoro in stagnazione, magari aiutati da incentivi statali posti in essere dal governo di turno. Le possibilità sono davvero infinite, io ne ho immaginate alcune.
Il nascere di nuove catene di discount? Franchising organizzati che si
spartiscono il territorio in base alla percentuale di ottuagenari prossimi all’estremo
saluto, piuttosto che aree inquinate dove la permanenza media in questo mondo è
limitata?
E come gestiremo l’offerta commerciale per far fronte alla libera concorrenza? Operazioni Sottocosto
(offerta limitata per i primi 100
defunti)? Rottamazione (portaci una
vecchia lapide, te la valutiamo 100 Euro!)? 3x2 (sotterra madre e padre, se ti muore uno zio il suo funerale è gratis)?
Perché una cosa è certa, questo è un mercato che non si
esaurisce, la domanda rimarrà costante e si tratterà soltanto di trovare nuove
formule per affermarsi e battere la concorrenza, guadagnando quote che
consentano di supplire alla riduzione della marginalità, come ci insegna il
capitalismo globale.
Un solo dubbio mi rimane, legato all’idea fissa che mi
tormenta da un po’ di tempo a questa parte, cioè che il nuovo concetto di sharing
economy soppianterà in tempi nemmeno troppo lunghi l’attuale modello economico. Quando questo avverrà, l’Outlet
del Funerale sarà abbastanza smart da cogliere l’opportunità e proporre il
funerale di gruppo, con l'acquisto dei loculi in multiproprietà?
Ripensandoci questa idea me la tengo per me , potrei averne
bisogno in futuro per sviluppare una promozione vincente da iscrivere al Grand Prix della
Pubblicità.
mercoledì 4 giugno 2014
A lezione di marketing dal mio panettiere
Sabato mattina Romano, il mio panettiere, aveva un cartello
appeso in vetrina:
“1 lit di latte in omaggio con l’acquisto di 1 Kg di pane
speciale”.
Stamattina ho aperto gli occhi e questo è stato il primo
pensiero che mi è passato per la testa. Sarà che ero più dolorante del solito,
con questa maledetta cervicale che mi perseguita e la consapevolezza che l’appuntamento
dall’osteopata ancora una volta è stato rimandato perché c’è sempre qualcosa di
più urgente che si sovrappone (la festa di fine anno della scuola, una riunione
improvvisa, la convocazione di un’assemblea straordinaria per le scuole medie
del prossimo anno…). Comunque, mi sono svegliata e – con il pensiero del
cartello di Romano in testa - ho sorriso subito dopo aver aperto gli occhi,
mentre una piacevole sensazione positiva si allargava fino a solleticarmi le
dita dei piedi. Non c’era nulla di diverso dagli altri giorni, ma la luce che
filtrava dalle imposte, le voci che arrivavano dalla cucina insieme all’odore
del caffè, il gatto che miagolava davanti alla porta della camera da letto perché
voleva entrare, mi hanno fatto pensare qualcosa che dovrei pensare più spesso,
cioè che ho tutto quello di cui ho bisogno e che mi complico la vita alla
ricerca di formule che mi possano garantire felicità. E’ tutto lì, nel cartello
della promozione di Romano.
Mi sono svegliata filosofa-tantrica? Non credo proprio
vedendo quanto ancora riesco ad incazzarmi per un nonnulla, ma mi rendo conto di
come tutto quello che fino a ieri aveva costituito la mia vita professionale (e
quindi di riflesso quella privata) fissando punti di riferimento, convinzioni e
certezze, si stia sgretolando ogni giorno di più, lasciando entrare la luce
della consapevolezza che questo non sia per niente un momento negativo, ma il
principio di una nuova e migliore fase della mia vita. E magari una vita
lavorativa, per intenderci, dove non sprechi un terzo delle tue giornate giustificando
e dando un senso ad attività promozionali che tu non avresti mai deciso, che di
senso non ne hanno e che – soprattutto – sai già che falliranno e quindi il tuo
compito diventa quello di metterci più
di una pezza, tamponando le falle dove si aprono, confrontandoti con cervelli
che, a livello di sviluppo, non sono un dito oltre lo stadio embrionale e che,
proprio per questa ragione, occupano ruoli strategici da cosiddetti “decision
maker” dall’apparente importante incarico di #creare burocrazia laddove non serve e #complicare processi di una semplicità basilare.
Perché, diciamocelo pure, la più grande invenzione di
marketing è il marketing stesso, che ci ha fatto credere e fa credere ancora
che per vendere un prodotto serva la conoscenza strategica di elementi di
antropologia, economia internazionale, alta finanza e tecniche di negoziazione,
il tutto condito da un glossario di termini inglesi (possibilmente acronimi) di
cui i più ignorano completamente il significato (io stessa dopo 25 anni ancora
non sono certa di cosa sia davvero un grp)
ed avvalorato da altisonanti titoli accademici presi a suon di migliaia di euro
per ogni anno di iscrizione: conosco giovani colleghi sui quali i genitori hanno
investito cifre che definirei “considerevoli” per farne dei novelli marketing manager, che probabilmente sarebbero
bastate a sfamare i bambini del Burkina Faso fino alla fine del nuovo secolo.
Il che, a mio dire, si sarebbe rivelato un investimento più intelligente ed
oculato, visti i risultati scarsi e la totale incapacità dell’uso puntuale del
congiuntivo da parte di queste creaturine stereotipate.
Stamattina, nella penombra della mia camera, sorridevo
immaginando Romano - 120 Kg d’uomo dal passo lento, che quando non panifica
gira per il paese in cerca di immagini da fermare con la sua Leica appesa al
collo – convocare la sorella ed il congolese che lo aiutano al forno per una riunione
strategica sul business plan del prossimo trimestre e discutere – dati oggettivi
e ricerche di mercato alla mano – le azioni da intraprendere per favorire una
rotazione più rapida delle pagnotte multicereali rispetto al pane comune, i
canali sui quali attivarle, il periodo interessato e l’incidenza del costo
relativo sul marginal profit del totale product mix…
Magari sabato, quando torno a prendere la mia scorta di
michette, provo a chiedergli se ha voglia di condividere quanto ha stimato di ROI (significa Return on Investment, non fate finta di saperlo).
mercoledì 21 maggio 2014
Il potere occulto della Nutella
Ci sono molte cose che possono farti cadere in tentazione e
cancellare in meno di un nanosecondo mesi di sofferenze imposte da una dieta
che nemmeno Pannella riuscirebbe a sostenere: mezzo chilo di sushi trangugiato a
pranzo pensando che non abbia calorie, il banco del bistrot dove la
collega (bastarda) ti ha trascinato il venerdì pomeriggio per l'happy hour, gli spaghetti alla
chitarra della suocera la domenica dopo che hai dormito fino a mezzogiorno…Una
però è davvero diabolica e a mio parere andrebbe classificata come sostanza
stupefacente, al pari della cannabis o dei funghi peyote. Sono arrivata a questa
conclusione non tanto dopo anni di consumo (moderato, genere “smetto quando
voglio”), ma dopo aver tentato più volte ed inutilmente di fabbricarla in casa. Adesso mi spiego.
Anche quest’anno a Pasqua è arrivato in dono dalla grande
concessionaria un mega-uovo di cioccolata, un evento sempre festeggiato con
grande entusiasmo dall’intera famiglia perché rassicura che potremo anche
morire di fame, ma lo faremo avendo tutte le endorfine cariche fino all’ultimo
giorno.
Ora, per quanto ti possa piacere il cioccolato, mangiarne 5
kg prima che inacidisca non è un’impresa semplice per nessuno, perciò ogni anno, nei mesi immediatamente seguenti all'arrivo dell'uovo, la cucina è tutta un profumo che si sprigiona
da forno e fornelli, grazie alla produzione in serie di torte al cioccolato di
diversa esecuzione, mousse e budini, fino anche solo al cioccolato sciolto per
accompagnare la fonduta di frutta. Quest’anno, per cambiare, mi è venuta la malsana idea di
proporre ad Amy 2.0 (la bambina più onnivora di tutto l'universo criato, come direbbe il grande Camilleri) “proviamo a fare la
Nutella?” Domanda idiota, perché Amy 2.0 è una specie di squalo che divora ogni
genere commestibile, con pochissime esclusioni, e nemmeno il tempo di aspettare
la risposta aveva già fra le mani la scatola contenente i resti dell’uovo, dopo
che questi era stato preso a martellate per cavarne la sorpresa. Il passo
successivo è stato documentarsi fra i blog di cucina: ho trovato un miliardo di
ricette e fra queste ho selezionato quelle di più semplice esecuzione, poi come
sempre le ho mischiate fra loro tirandone fuori una versione “jo-style” e mi
sono messa all’opera. Tempo di preparazione relativamente breve, il prodotto
finale però era una buonissima crema al cioccolato (molto cioccolato, forse
troppo), che però non aveva nulla a che vedere con l’originale.
Ovviamente nell’arco di 3 giorni non ne era rimasto nemmeno un
grammo, manco fossero passate le cavallette, e siccome Amy 2.0 ci ha preso
gusto ("è MOOLTO più buona questa!”), nelle ultime 3 settimane l’ho rifatta
almeno 5 volte, variando ogni volta le proporzioni degli ingredienti. Una volta
meno cioccolato, una volta più nocciole, più latte, un pò meno olio, con lo zucchero
semolato, no meglio quello vanigliato…ho perfino cambiato strumento, passando dal mixer grande,
attraverso il frullatore, fino al mixer fine…
Conclusione: come narco-chef non valgo niente,
non c’è verso di arrivare a quel sapore e quella consistenza che ti fa sbavare
come un bobtail cui passano il barattolo sotto il naso. Perchè la Nutella ha un che di mistico, capace di farti passare dal paradiso all'inferno in quel breve lasso di tempo che passa fra lo stato di estasi olfattivo-gustativo più totale e il momento in cui ti accorgi di averne mangiato 10 cucchiai da minestra e il bruciore alla lingua si fa strada inesorabile.
Da qui una serie di considerazioni:
1 che cavolo c'è in quel barattolo oltre agli ingredienti dichiarati sull'etichetta?
2 come mai a nessuno è mai venuto in mente di chiedere la IGP?
3 come mai non è ancora stata dichiarata illegale (storicamente tutto quello che provoca piacere lo è)?
Dopodichè sono altrettanto consapevole che queste domande resteranno
senza risposta e che il segreto della
Nutella rimarrà inviolato in eterno come il terzo mistero di Fatima.
martedì 13 maggio 2014
La rehab strategy della mucca Pina
Forse le logiche della società moderna, dove ritmi di vita, usi e costumi portano i livelli di stress a dimensioni pericolosamente sovrumane, non sono appannaggio esclusivo del genere umano.
Ieri sera osservavo la mucca Pina (non è che si chiami esattamente così, ma ho sentito l'esigenza di battezzarla con un nome proprio per quello che adesso spiego), nuovamente ricaduta nella depressione post-partum. No, non è una battuta, è proprio così.
Pina è una delle mucche dell'azienda agricola dietro casa dove andiamo a prendere latte alla spina (Amy 2.0 vuole solo questo e si accorge immediatamente quando, colta da pigrizia, cerco di rifilarle il latte comprato al supermercato, seppur fresco e di alta qualità) e quando partorisce un vitello si prepara per lei un percorso di profondo turbamento, che inizia quando - per ragioni d'allevamento - viene separata dal suo cucciolo.
La Pina (da non confondersi con la nota dj) va in crisi, entra insomma in uno stato di depressione e smette di mangiare e di produrre latte. Ecco che quindi - devo dire con un'atteggiamento affettuoso - viene lasciata libera di uscire dalla stalla e di pascolare all'esterno, in un area verde, dove può dividere il tempo e lo spazio con una famiglia di asini, guardare le stelle (quando ci sono) e rilassarsi sul morbido prato.
La Pina (da non confondersi con la nota dj) va in crisi, entra insomma in uno stato di depressione e smette di mangiare e di produrre latte. Ecco che quindi - devo dire con un'atteggiamento affettuoso - viene lasciata libera di uscire dalla stalla e di pascolare all'esterno, in un area verde, dove può dividere il tempo e lo spazio con una famiglia di asini, guardare le stelle (quando ci sono) e rilassarsi sul morbido prato.
Io non lo so cosa passi per la testa della mucca Pina, forse è solo vittima di un banale crollo ormonale e la spiegazione di tutto sta semplicemente in una causa biologica.
A me però piace immaginare che la Pina, come tutte le donne che devono mettere insieme lavoro e famiglia, ogni tanto raggiunge il limite massimo, oltre il quale c'è il cosiddetto burn-out. Perciò si prende una bella pausa, facendosi passare per sciroccata e guadagnando in un solo colpo un momento tutto per sè, lontano dalle incombenze domestiche e professionali costituite da toro, vitelli e mungitrici.
Alzi la mano chi di noi - donne/mamme/lavoratrici - ogni tanto non ha desiderato fortemente poter premere il pulsante HOLD ed entrare in una dimensione di piacevole solitudine, dove infilarsi in una vasca da bagno con gli occhi chiusi, ascoltando un benefico silenzio, magari pensando che domani non andremo all'ennesimo inconcludente business meeting.
Cara la mia Pina, hai tutta la mia stima e piena approvazione.
A me però piace immaginare che la Pina, come tutte le donne che devono mettere insieme lavoro e famiglia, ogni tanto raggiunge il limite massimo, oltre il quale c'è il cosiddetto burn-out. Perciò si prende una bella pausa, facendosi passare per sciroccata e guadagnando in un solo colpo un momento tutto per sè, lontano dalle incombenze domestiche e professionali costituite da toro, vitelli e mungitrici.
Alzi la mano chi di noi - donne/mamme/lavoratrici - ogni tanto non ha desiderato fortemente poter premere il pulsante HOLD ed entrare in una dimensione di piacevole solitudine, dove infilarsi in una vasca da bagno con gli occhi chiusi, ascoltando un benefico silenzio, magari pensando che domani non andremo all'ennesimo inconcludente business meeting.
Cara la mia Pina, hai tutta la mia stima e piena approvazione.
venerdì 9 maggio 2014
Bambini che fanno piani quinquennali
"Mamma quanti tipi di liceo ci sono?"
Amy 2.0 esordisce così, appena seduta a tavola per la cena, neanche il tempo di dire buon appetito.
"Il liceo classico, lo scientifico, il linguistico..."
" e basta?"
" c'è anche quello artistico, il sociopedagogico..."
" e poi?"
" e poi...non mi ricordo (veramente non lo so, non sono stata dietro agli ultimi cambiamenti)..."
Meg 2.0 sbuffa, poi dall'alto della sua esperienza di ex-liceale aggiunge:
"se la domanda è quanti tipi di scuole superiori ci sono, poi ci sono gli istituti tecnici"
"e cioè?" Amy 2.0 ha l'aria scocciata di chi non riesce a sostenere una conversazione soddisfacente e sta incominciando a pensare che nessuno di noi sia all'altezza della situazione
"per esempio l'alberghiero, il turistico..."
"non si chiama più così, mamma" adesso ci si mette pure Meg 2.0 a darmi dell'ignorante. Conto fino a 10 mentalmente.
"Oggi a scuola io e miei amici parlavamo di quello che faremo. Lorenzo ha detto che c'è un liceo dove puoi studiare gli strumenti musicali, sì insomma...diventi un musicista"
"il conservatorio?"
"ecco, quello lì! Io voglio fare il conservatorio"
"Ok, va bene"
"Però vorrei fare anche la cantante e l'attrice. Me lo fanno fare lì?
"No, ci sono altre scuole dove si impara a recitare..."
"ok, quali sono?"
"dobbiamo proprio parlarne a cena? Considerando che non hai ancora finito le elementari, non mi sembra ci sia così tanta fretta"
"si tratta del mio futuro" Amy 2.0 mi guarda dritta negli occhi con un'aria solenne, poi prende la forchetta e inizia a mangiare le sue penne al ragù.
"Capisco, ma avrai tutto il tempo per farti un'idea e decidere"
"Eh già, mi dici come faccio se qui nessuno sa tutte le scuole che si possono fare? Se mi iscrivo a una di quelle che conoscete voi e poi scopro che ce ne sono altre che mi piacciono di più?"
Bambina previdente, non fa una piega.
Amy 2.0 esordisce così, appena seduta a tavola per la cena, neanche il tempo di dire buon appetito.
"Il liceo classico, lo scientifico, il linguistico..."
" e basta?"
" c'è anche quello artistico, il sociopedagogico..."
" e poi?"
" e poi...non mi ricordo (veramente non lo so, non sono stata dietro agli ultimi cambiamenti)..."
Meg 2.0 sbuffa, poi dall'alto della sua esperienza di ex-liceale aggiunge:
"se la domanda è quanti tipi di scuole superiori ci sono, poi ci sono gli istituti tecnici"
"e cioè?" Amy 2.0 ha l'aria scocciata di chi non riesce a sostenere una conversazione soddisfacente e sta incominciando a pensare che nessuno di noi sia all'altezza della situazione
"per esempio l'alberghiero, il turistico..."
"non si chiama più così, mamma" adesso ci si mette pure Meg 2.0 a darmi dell'ignorante. Conto fino a 10 mentalmente.
"Oggi a scuola io e miei amici parlavamo di quello che faremo. Lorenzo ha detto che c'è un liceo dove puoi studiare gli strumenti musicali, sì insomma...diventi un musicista"
"il conservatorio?"
"ecco, quello lì! Io voglio fare il conservatorio"
"Ok, va bene"
"Però vorrei fare anche la cantante e l'attrice. Me lo fanno fare lì?
"No, ci sono altre scuole dove si impara a recitare..."
"ok, quali sono?"
"dobbiamo proprio parlarne a cena? Considerando che non hai ancora finito le elementari, non mi sembra ci sia così tanta fretta"
"si tratta del mio futuro" Amy 2.0 mi guarda dritta negli occhi con un'aria solenne, poi prende la forchetta e inizia a mangiare le sue penne al ragù.
"Capisco, ma avrai tutto il tempo per farti un'idea e decidere"
"Eh già, mi dici come faccio se qui nessuno sa tutte le scuole che si possono fare? Se mi iscrivo a una di quelle che conoscete voi e poi scopro che ce ne sono altre che mi piacciono di più?"
Bambina previdente, non fa una piega.
mercoledì 7 maggio 2014
Non sono Julia Roberts
Dopo 3 giorni di atroci dubbi e ripensamenti (lo faccio-non lo faccio, sì però no, ma sì mi butto, ma poi tutto il web mi vede...) rompo ogni indugio: il videocontributo per lo spot di lancio di Networkmamas (la mia nuova avventura) s'ha da fare.
Fa niente se nel frattempo sono le nove di sera, la luce naturale (suggerita come ideale) ha lasciato posto al buio e l'angolo studio che ho deciso sarà lo sfondo del mio siparietto si trova nel bel mezzo del salotto, animato da tutta la famiglia (gatto compreso) che schiamazza intorno alla TV, quindi dovrò aspettare che Amy 2.0 vada a dormire (N.B. su Sky c'è "50 volte il primo bacio" ed lei ha deciso che sta alzata per guardarlo fino alla fine) e la dolce metà stramazzi nel coma apparente come ogni sera.
Nessun problema, userò questo lasso di tempo per fare le prove, con la diligenza di quando avevo 5 anni ed ero la stella delle recite dell'asilo (la massima gloria raggiunta con la sostituzione della protagonista della recita per la festa della mamma causa morbillo, a soli 2 giorni dal debutto e senza saper leggere il copione). Quindi mi sono scritta le mie battute su un foglio (poi lo avrei usato come "gobbo"), prendendo i tempi, tagliando e modificando dove necessario per stare nella durata indicata. Poi sono andata in bagno a fare una prova davanti allo specchio per vedere l'effetto "a crudo" e... PANICO!
Chi è quella cariatide con l'occhio vitreo? La bocca sembra abbia una paresi e la testa si muove a scatti, come quella dei cagnolini di peluche sul retro delle auto!!!
(P.S.: @ Networkmamas: ma che idee vi vengono? Qui si offre consulenza, mica un comic show...)
Me ne sono tornata in salotto, meditando di non farne più nulla e mi sono messa a guardare il film con Amy 2.0, fino a quando è finito e lei se ne è andata a dormire. Poi però lo storyboard mandato dalla crew di Networkmamas ha incrociato il mio ego di quando avevo 5 anni e mi sono autoconvinta che "se hanno dato l'oscar a Julia Roberts, forse posso farcela anche io", quindi sono partita, dando istruzioni a destra e manca nemmeno fossi Sofia Coppola: tu marito alle riprese, tu gatto sul balcone per non dar fastidio. Ciak si gira!
Morena prima: sguardo vuoto in camera (non mi ricordo cosa devo dire)
Morena seconda: si vede lontano un miglio che guardo il testo che ho scritto
Morena terza: riesco a dire tutto (yeah!), ma 'sta ca..o di testa che si muove sempre...
Morena quarta: mi incarto alla terza parola
Morena quinta: perfetta! (peccato la camera fosse in stand by...)
Morena sesta: sento il peso della fatica, sono tutta storta verso sinistra...
Morena settima: sono espressiva come un teletubby, che pietà
Morena ottava: eh basta, va bene la settima (anche perchè è mezzanotte passata)
Ora, giuro solennemente che non criticherò mai più i ragazzini e la loro fobia di far video per raccontare qualsiasi cosa sul web. L'avessi fatto anche io, a quest'ora Julia Roberts mi porterebbe l'accappatoio in camerino.
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